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I RAEE e la normativa di riferimento

Nel 2003, con la Direttiva 2002/96/CE, l’Unione Europea definì per la prima volta un sistema di raccolta e riciclaggio dei RAEE che coinvolgesse in prima persona i Produttori delle apparecchiature: a loro, infatti, veniva attribuita la responsabilità non solo di finanziare ma anche di gestire i RAEE a valle della fase di raccolta, affidata ai Comuni e ai Distributori. 
Due erano gli obiettivi che la Comunità Europea si prefiggeva nell’introdurre il principio di Extended Producer Responsibility (EPR) nella gestione dei RAEE: da una lato, evitare la dispersione nell’ambiente di sostanze nocive – come i clorofluorocarburi (CFC) e gli idroclorofluorocarburi (HCFC) contenuti nei circuiti refrigeranti e nelle schiume poliuretaniche dei frigoriferi e dei congelatori di vecchia generazione – dall’altro, massimizzare il riciclo delle Materie Prime Seconde (ferro, rame, alluminio e plastiche) contenute in questi rifiuti, il cui recupero richiede tra l’altro una quantità di energia notevolmente inferiore a quella necessaria per estrarre le materie prime vergini. 
Nel 2005, con il Decreto Legislativo 151, l’Italia recepì la normativa europea. 
Prima di tale Decreto, la gestione dei rifiuti elettrici ed elettronici era effettuata dagli Enti Locali sulla base del Decreto Ronchi. Gli Enti Locali si dovevano occupare non solo di raccogliere i RAEE dai cittadini, ma anche di effettuare il trattamento di questi rifiuti. Questo avveniva, ovviamente, con una forte disomogeneità sul territorio nazionale. 

Al Decreto 151/2005 è poi subentrato il Decreto Legislativo n. 49 del 14 marzo 2014, che ha recepito la nuova Direttiva Europea 2012/19/UE.

L’attuale norma stabilisce che: 

  • i cittadini abbiano il compito di tenere i RAEE separati dagli altri rifiuti urbani e di consegnarli ai soggetti incaricati della raccolta;
  • i Comuni debbano mettere a disposizione dei cittadini strutture (isole ecologiche, chiamate anche centri di raccolta o piattaforme ecologiche o eco-centri o riciclerie) e servizi (come il ritiro a domicilio) per la raccolta differenziata dei RAEE. Le attività effettuate dai Comuni sono finanziate attraverso le tasse locali;
  • i Distributori di AEE debbano effettuare il ritiro gratuito del RAEE quando il consumatore acquista un’apparecchiatura equivalente - il ritiro Uno contro Uno;
  • i Distributori di AEE con un negozio grande più di 400 mq debbano effettuare il ritiro gratuito dei RAEE di piccolissime dimensioni (ovvero con una grandezza inferiore a 25 cm) anche quando il consumatore non compra nulla - il ritiro Uno contro Zero;
  • i Produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche (attraverso i Consorzi a cui aderiscono) debbano ritirare i RAEE sia dai Centri di Raccolta comunali sia dai Luoghi di Raggruppamento istituiti dai Distributori e trasportarli agli impianti di trattamento. In questi impianti i RAEE vengono smontati e tritati, separando le Materie Prime che li compongono: ferro, rame, alluminio, plastica, vetro. È in questa fase, inoltre, che vengono “catturate” e quindi smaltite correttamente tutte le sostanze inquinanti presenti, evitando che si disperdano nell’ambiente. 

La legge consente, infine, ai Produttori di applicare al prezzo di vendita delle nuove AEE un sovrapprezzo, denominato Eco-Contributo RAEE, che serve a finanziare interamente le attività di loro competenza.