0

Introduzione

DAVANTI A UN BIVIO

Durante tutto il 2018 abbiamo rispettato questi impegni, gestendo in accordo ai più elevati standard di qualità oltre centomila tonnellate di RAEE Domestici e più di ventimila tonnellate di rifiuti speciali; effettuando quasi quarantasettemila ritiri dalle isole ecologiche di ogni parte d’Italia, con un livello di servizio superiore al 99,8%.


Abbiamo rispettato questi impegni partecipando con partner europei a nove progetti di ricerca sull’Economia Circolare e sul riciclo dei materiali; portando all’attenzione delle istituzioni e dei media nuove indagini e nuove informazioni sul mondo dei RAEE; raccontando nel progetto “Storie di Economia Circolare” le esperienze virtuose del nostro Paese, con un concorso che – alla sua prima edizione – ha coinvolto più di cento storytellers con l’obiettivo di dare voce a esempi positivi e stimolare l’emulazione.


Abbiamo rispettato questo impegno giocando un ruolo propositivo nei think tanks più attivi sui temi della sostenibilità e dell’ambiente; prendendo parte ai gruppi di lavoro sul recepimento del pacchetto di Direttive europee sull’Economia Circolare; cercando costantemente di fare nostre le best practices degli altri Paesi all’interno del WEEE Forum.
Insomma, siamo andati avanti lungo la strada tracciata dalla nostra mission: coniugare l’eccellenza ambientale e l’efficienza economica.


Invece, il contesto in cui operiamo è purtroppo rimasto fermo.


Non ci sono ancora notizie del Decreto sulla qualità del trattamento, che attendiamo dal 2014 per evitare che i RAEE vengano trattati in modo non corretto dal punto di vista ambientale. Continua a non esserci alcuna traccia dei “flussi paralleli” di RAEE, quelli che non transitano dai Sistemi Collettivi facenti capo al Centro di Coordinamento RAEE. Non ha ancora trovato soluzione il problema dei Decreti “End of Waste”, indispensabili per definire in quale momento e a quali condizioni i materiali ricavati dal trattamento dei rifiuti possano essere considerati materie prime seconde riutilizzabili nei processi produttivi: questo vuoto normativo – unitamente alle restrizioni poste dalla Cina all’importazione dei rifiuti – ha provocato nel 2018 gravi problemi sia ambientali che economici nel settore del riciclo (in particolare per quanto riguarda le plastiche).


Di fronte a questo immobilismo, è difficile scacciare l’idea che in Italia “Economia Circolare” sia solo uno slogan, una teoria alla moda, di cui fare sfoggio in qualche convegno.


Eppure siamo davanti a un bivio: non abbiamo un pianeta di riserva, dobbiamo imparare (molto) rapidamente a non sprecare risorse, dobbiamo (molto) rapidamente passare dalla teoria alla pratica dell’Economia Circolare.


Ce lo hanno insegnato le nostre ragazze e i nostri ragazzi, scendendo nelle piazze nei “Fridays for future”. E nell’enciclica “Laudato Si’” ce lo ha ricordato Papa Francesco: “ … il sistema industriale, alla fine del ciclo di produzione e di consumo, non ha sviluppato la capacità di assorbire e riutilizzare rifiuti e scorie. Non si è ancora riusciti ad adottare un modello circolare di produzione che assicuri risorse per tutti e per le generazioni future, e che richiede di limitare al massimo l’uso delle risorse non rinnovabili, moderare il consumo, massimizzare l’efficienza dello sfruttamento, riutilizzare e riciclare.  Affrontare tale questione sarebbe un modo di contrastare la cultura dello scarto che finisce per danneggiare il pianeta intero, ma osserviamo che i progressi in questa direzione sono ancora molto scarsi …”.

Siamo davvero davanti a un bivio: non rendersene conto e continuare sulla stessa strada è il torto più grande che gli adulti di oggi possono fare agli adulti di domani.